Alberto Longo

L’Azienda Agricola Alberto Longo si trova in Puglia, a Lucera, nel centro di una zona di altissimo pregio ambientale e storico. Abitata sin dal paleolitico, dal X al III secolo a.c. vede lo svilupparsi della civiltà dei Dauni: genti di provenienza egea portatori di una cultura di cui rimane traccia nelle stele antropomorfe ed in numerosi reperti ritrovati. Interamente romana dal III secolo a.c. la Daunia con il suo centro più importante, Lucera, si lega alle sorti della Repubblica e poi dell’Impero ricavandone, come testimonia lo splendore degli edifici rimasti, ampi vantaggi e autonomie. Se il periodo della presenza Bizantina e Longobarda è contrassegnato da ombre, l’avvento degli Svevi, nel XII secolo, vede, per la provincia di Foggia, una centralità e una forza da tempo perduta. Figura chiave, d’immenso valore politico e culturale, antesignana del pensiero moderno, è quella dell’Imperatore Federico II.

È in questo contesto antropologico e culturale di straordinario valore che l’Azienda affonda le sue radici. Con una superficie di 35 ettari di vigneti curati meticolosamente, essa ha posto la sede della propria cantina in un’antica masseria risalente al 1800, denominata Fattoria Cavalli. Oggetto di una sapiente ristrutturazione essa permette di utilizzare le più moderne tecnologie di vinificazione e di godere di ambienti che al fascino estetico uniscono la preziosità del tempo. Vocata all’attenta valorizzazione del territorio l’Azienda punta a consolidare la sua presenza sul mercato italiano e internazionale attraverso l’assoluta qualità dei suoi vini che risultano così segni tangibili della volontà, dell’amore e della passione di colui che l’ha voluta: Alberto Longo. L’azienda è oggi presente in 18 stati, oltre al territorio nazionale.

Sei cerchi per rappresentare, con raffinata essenzialità, l’Azienda Agricola Alberto Longo. La sua ideazione muove da suggestioni suscitate dalla misteriosa cultura dei Dauni e dai numerosi reperti, caratterizzati da decorazioni incise, che testimoniano la loro presenza nella zona. Oltre a raffigurare ornamenti, scene di battaglia, di caccia o di lavoro quotidiano, questi reperti sono ricchi di motivi geometrici ricorrenti, determinati da cerchi concentrici. Se un’interpretazione di questi cerchi li vede capsule di papaveri – la cui coltivazione era una delle attività principali dei Dauni – usate per curare il dolore e contattare il trascendente, un’altra li può ascrivere agli acini dell’uva e quindi alla pianta che, da sempre, è considerata metafora della vita. Nata, quest’ultima, dal ventre stesso della madre terra è paragonabile, a sua volta, alla figura geometrica del triangolo equilatero.

L’immagine grafica del marchio risulta composta da due triangoli contrapposti che si intersecano creando una forma tridimensionale. Nel rappresentare l’eterno principio dell’armonia della crescita in natura, il marchio risulta carico di un simbolismo che ne fa un vero e proprio archetipo.