Giacomo Tachis

La lezione di Tachis.

“Ne bevi un sorso, chiudi gli occhi e vedi l’immenso”. Così deve essere un grande vino per Giacomo Tachis, compianto enologo e creatore, tra tanti, del Sassicaia di Tenute San Guido. È l’anno 1990 e Tachis viene conquistato da un vino bianco del Castello del Terriccio sui cui Graziana, da poco diplomata enotecnico, sta lavorando: da quel momento solo la scomparsa del Maestro interrompe una straordinaria amicizia e una collaborazione fondata su una non comune intesa professionale e umana. Per espressa volontà del marchese Incisa della Rocchetta, oggi Graziana siede a Tenute San Guido sulla poltrona che fu di Tachis e in lei ancora vibra, oltre la sapienza tecnica, l’eredità umanistica del Maestro: «Il Sassicaia è l’espressione di un’uva e di un territorio ed è uno dei pochi vini ad avere un’impronta enologica indipendente da chi lo fa. È come custodire un grande tesoro: non lo fai grande, è grande, ma va preservato da eventuali attacchi esterni. Per me è più importante il nome del vino che il mio». E già, le lezioni dell’inventore del Sassicaia non sono state di sola tecnica, ma anche di mente e di cuore: Tachis conosceva la chimica, ma gli piacevano la musica, i libri antichi, la storia, la cultura. Chi studia i classici respira profondamente poesia, è di animo nobile, si riempie della sensibilità necessaria a riconoscere le emozioni più vive. Quelle che ti può dare solo un vino sì dallo straordinario profilo sensoriale, ma dotato, sopra ogni cosa e oltre ogni esame organolettico, di una irripetibile, unica e grande anima.